Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti. ISAIA 53,5
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE LEONE XIV
PER LA QUARESIMA 2026
Cari fratelli e sorelle!
La Quaresima è il tempo in cui la Chiesa, con sollecitudine materna, ci invita a rimettere il mistero di Dio al centro della nostra vita, perché la nostra fede ritrovi slancio e il cuore non si disperda tra le inquietudini e le distrazioni di ogni giorno.
Ogni cammino di conversione inizia quando ci lasciamo raggiungere dalla Parola e la accogliamo con docilità di spirito. Vi è un legame, dunque, tra il dono della Parola di Dio, lo spazio di ospitalità che le offriamo e la trasformazione che essa opera. Per questo, l’itinerario quaresimale diventa un’occasione propizia per prestare l’orecchio alla voce del Signore e rinnovare la decisione di seguire Cristo, percorrendo con Lui la via che sale a Gerusalemme, dove si compie il mistero della sua passione, morte e risurrezione.
Ascoltare
Quest’anno vorrei richiamare l’attenzione, in primo luogo, sull’importanza di dare spazio alla Parola attraverso l’ascolto, poiché la disponibilità ad ascoltare è il primo segno con cui si manifesta il desiderio di entrare in relazione con l’altro.
Dio stesso, rivelandosi a Mosè dal roveto ardente, mostra che l’ascolto è un tratto distintivo del suo essere: «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido» (Es 3,7). L’ascolto del grido dell’oppresso è l’inizio di una storia di liberazione, nella quale il Signore coinvolge anche Mosè, inviandolo ad aprire una via di salvezza ai suoi figli ridotti in schiavitù.
È un Dio coinvolgente, che oggi raggiunge anche noi coi pensieri che fanno vibrare il suo cuore. Per questo, l’ascolto della Parola nella liturgia ci educa a un ascolto più vero della realtà: tra le molte voci che attraversano la nostra vita personale e sociale, le Sacre Scritture ci rendono capaci di riconoscere quella che sale dalla sofferenza e dall’ingiustizia, perché non resti senza risposta. Entrare in questa disposizione interiore di recettività significa lasciarsi istruire oggi da Dio ad ascoltare come Lui, fino a riconoscere che «la condizione dei poveri rappresenta un grido che, nella storia dell’umanità, interpella costantemente la nostra vita, le nostre società, i sistemi politici ed economici e, non da ultimo, anche la Chiesa». [1]
Digiunare
Se la Quaresima è tempo di ascolto, il digiuno costituisce una pratica concreta che dispone all’accoglienza della Parola di Dio. L’astensione dal cibo, infatti, è un esercizio ascetico antichissimo e insostituibile nel cammino di conversione. Proprio perché coinvolge il corpo, rende più evidente ciò di cui abbiamo “fame” e ciò che riteniamo essenziale per il nostro sostentamento. Serve quindi a discernere e ordinare gli “appetiti”, a mantenere vigile la fame e la sete di giustizia, sottraendola alla rassegnazione, istruendola perché si faccia preghiera e responsabilità verso il prossimo.
Sant’Agostino, con finezza spirituale, lascia intravedere la tensione tra il tempo presente e il compimento futuro che attraversa questa custodia del cuore, quando osserva che: «Nel corso della vita terrena compete agli uomini aver fame e sete di giustizia, ma esserne appagati appartiene all’altra vita. Gli angeli si saziano di questo pane, di questo cibo. Gli uomini invece ne hanno fame, sono tutti protesi nel desiderio di esso. Questo protendersi nel desiderio dilata l’anima, ne aumenta la capacità». [2] Il digiuno, compreso in questo senso, ci consente non soltanto di disciplinare il desiderio, di purificarlo e renderlo più libero, ma anche di espanderlo, in modo tale che si rivolga a Dio e si orienti ad agire nel bene.
Tuttavia, affinché il digiuno conservi la sua verità evangelica e rifugga dalla tentazione di inorgoglire il cuore, dev’essere sempre vissuto nella fede e nell’umiltà. Esso domanda di restare radicato nella comunione con il Signore, perché «non digiuna veramente chi non sa nutrirsi della Parola di Dio». [3] In quanto segno visibile del nostro impegno interiore di sottrarci, con il sostegno della grazia, al peccato e al male, il digiuno deve includere anche altre forme di privazione volte a farci acquisire uno stile di vita più sobrio, poiché «solo l’austerità rende forte e autentica la vita cristiana». [4]
Vorrei per questo invitarvi a una forma di astensione molto concreta e spesso poco apprezzata, cioè quella dalle parole che percuotono e feriscono il nostro prossimo. Cominciamo a disarmare il linguaggio, rinunciando alle parole taglienti, al giudizio immediato, al parlar male di chi è assente e non può difendersi, alle calunnie. Sforziamoci invece di imparare a misurare le parole e a coltivare la gentilezza: in famiglia, tra gli amici, nei luoghi di lavoro, nei social media, nei dibattiti politici, nei mezzi di comunicazione, nelle comunità cristiane. Allora tante parole di odio lasceranno il posto a parole di speranza e di pace.
Insieme
Infine, la Quaresima mette in evidenza la dimensione comunitaria dell’ascolto della Parola e della pratica del digiuno. Anche la Scrittura sottolinea questo aspetto in molti modi. Ad esempio, quando narra, nel libro di Neemia, che il popolo si radunò per ascoltare la lettura pubblica del libro della Legge e, praticando il digiuno, si dispose alla confessione di fede e all’adorazione, in modo da rinnovare l’alleanza con Dio (cfr Ne 9,1-3).
Allo stesso modo, le nostre parrocchie, le famiglie, i gruppi ecclesiali e le comunità religiose sono chiamati a compiere in Quaresima un cammino condiviso, nel quale l’ascolto della Parola di Dio, come pure del grido dei poveri e della terra, diventi forma della vita comune e il digiuno sostenga un pentimento reale. In questo orizzonte, la conversione riguarda, oltre alla coscienza del singolo, anche lo stile delle relazioni, la qualità del dialogo, la capacità di lasciarsi interrogare dalla realtà e di riconoscere ciò che orienta davvero il desiderio, sia nelle nostre comunità ecclesiali, sia nell’umanità assetata di giustizia e riconciliazione.
Carissimi, chiediamo la grazia di una Quaresima che renda più attento il nostro orecchio a Dio e agli ultimi. Chiediamo la forza di un digiuno che attraversi anche la lingua, perché diminuiscano le parole che feriscono e cresca lo spazio per la voce dell’altro. E impegniamoci affinché le nostre comunità diventino luoghi in cui il grido di chi soffre trovi accoglienza e l’ascolto generi cammini di liberazione, rendendoci più pronti e solerti nel contribuire a edificare la civiltà dell’amore.
Di cuore benedico tutti voi e il vostro cammino quaresimale.
Dal Vaticano, 5 febbraio 2026, memoria di Sant’Agata, vergine e martire.
LEONE PP. XIV
SCARICA DAL NOSTRO SITO I PERCORSI E GLI AVVISI SACRI RELATIVI AI RITI DELLA SETTIMANA SANTA A CORATO 2025
Il manifesto dei percorsi da oggi in affissione per le vie della città, nelle parrocchie, rettorie, confraternite, associazioni cattoliche e altri luoghi pubblici contiene un qr-code.
Inquadrando il qr-code direttamente dal manifesto cartaceo con la fotocamera del cellulare tramite l’app Google Lens comparirà un link cliccando il quale potrete scaricare sul vostro dispositivo un file pdf con l’elenco delle vie dei percorsi e, a fianco di ciascuna via, l’orario indicativo di passaggio delle tre processioni.
PERCORSI DELLE PROCESSIONI PENITENZIALI
VENERDI’ SANTO
SABATO SANTO
I RITI PROCESSIONALI
VENERDI’ SANTO
PROCESSIONE DI MARIA SS.MA ADDOLORATA (mattina)

La processione di Maria SS.ma Addolorata segna l’inizio dei riti della Settimana Santa coratina e rappresenta un momento di profonda spiritualità e devozione. Essa è organizzata dalla Confraternita San Giuseppe.
Il rito processionale è preceduto, alle ore 04:00, da un momento di preghiera che si svolge all’interno della chiesa San Giuseppe ed è riservato ai soli confratelli, consorelle e devoti-portatori della Confraternita San Giuseppe. Nel contempo all’esterno, sul piazzale antistante, si radunano centinaia di fedeli che attendono l’uscita della processione.
Alle ore 04:50 i rintocchi della troccola, sette in ricordo dei sette dolori di Maria, annunciano l’uscita della processione con la croce penitenziale recante i segni della passione di Cristo seguita dalle consorelle, dai devoti-portatori e dai confratelli.
Alle ore 05:00 il simulacro dell’Addolorata, statua lignea a manichino che risale alla prima metà del 1800, varca il piccolo portone della chiesa e inizia il suo lento e lungo pellegrinaggio per le vie della città.
Durante il percorso processionale, che cambia ogni anno, si vivono tre momenti di preghiera, uno nel quartiere parrocchiale di San Giuseppe e gli altri due nei quartieri parrocchiali attraversati dalla processione, presieduti dai rispettivi parroci.
Alle ore 10:30 la processione dell’Addolorata rientra nella chiesa San Giuseppe.
PROCESSIONE DEI MISTERI (pomeriggio e sera)

Alle ore 18:00, sempre dalla chiesa San Giuseppe, si snoda la processione dei Misteri annunciata dal suono stridente della troccola e dal gonfalone nero. La processione dei Misteri, che si svolge sin dalla metà del 1600, è formata da nove statue ognuna portata in processione da un’associazione cattolica o da una confraternita. L’ordine della processione è il seguente:
- Gesù nel Getsemani (associazione cattolica gerardina);
- San Pietro (associazione cattolica Santa Bernadette e Confraternita Misericordia);
- Gesù alla colonna (Confraternita SS.mo Sacramento e Confraternita del Purgatorio);
- Gesù alla canna (Arciconfraternita Santa Maria Greca);
- Gesù caricato della croce (Confraternita del SS.mo Rosario. Un confratello, nei panni del Cireneo, precede il simulacro trascinando a spalla una croce in legno);
- La Veronica (Confraternita Maria SS.ma del Carmine);
- Gesù crocifisso (Confraternita Maria SS.ma Immacolata);
- Gesù morto (associazione cattolica Madonna del Pozzo e confratelli della Confraternita San Giuseppe);
- L’Addolorata (consorelle e devoti-portatori della Confraternita San Giuseppe).
Tre delle nove statue, tutte in legno di tiglio policromo scolpite e dipinte, risalgono al 1600 e precisamente le statue di Gesù caricato della croce e Gesù morto (1630 – 1650) e quella di San Pietro (seconda metà del 1600).
Alle ore 21:00 circa inizia il caratteristico “percorso a luci spente” lungo i dedali del borgo antico. La processione, in questo tratto, diventa particolarmente lenta grazie al passo cadenzato portato dai confratelli, consorelle e devoti-portatori.
I balconi delle abitazioni sono addobbati dalla Pro Loco Quadratum con i segni caratteristici della pietà popolare coratina (croci e lenzuola bianche con segno di lutto), le luci della pubblica illuminazione rimangono spente e i vicoli sono illuminati solamente dalla luce fioca dei lumini posizionati sui balconi e cornicioni e dalle candele che vengono portate in processione dai partecipanti.
Alle ore 22:00 la processione raggiunge nuovamente la chiesa San Giuseppe dove, sul piazzale antistante, ha luogo la Via Crucis cittadina, presieduta dal coordinatore zonale e animata, di anno in anno, o dalle comunità parrocchiali o da alcune realtà associative locali.
Al termine di ogni stazione, il rispettivo simulacro rientra in chiesa.
Il rito si conclude alle ore 23:30 circa.
Alla processione dei Misteri partecipano, oltre a tutte le confraternite ed associazioni cattoliche cittadine, anche le autorità civili e militari tant’è che la statua di Gesù morto è scortata da due Carabinieri in G.U.S. e da due agenti di polizia, mentre la statua dell’Addolorata è scortata da due vigili urbani.
SABATO SANTO PROCESSIONE DI MARIA SS.MA DELLA PIETA’ (mattino)

Alle ore 06:50 dalla chiesa di Santa Maria Greca ha inizio la processione della Pietà, la cui statua risale al periodo compreso tra il 1875 ed il 1899. L’uscita della processione è preceduta, alle ore 06:30, da un momento di preghiera animato dai confratelli, dalle consorelle e dai devoti-portatori.
Alle ore 11:30 la processione attraversa Via Luisa Piccarreta, stradina del centro storico limitrofa alla chiesa Santa Maria Greca, laddove la statua sosta, per diversi minuti, dinanzi alla casa – museo della Serva di Dio Luisa Piccarreta per vivere un momento di preghiera molto sentito e partecipato da tutta la cittadinanza.
Alle ore 12:00 la processione fa rientro in chiesa
MARCE FUNEBRI
Nel nostro lettore potrete ascoltare 29 Marce Funebri eseguite dalla Banda città di Corato “Raffaella Miglietta” diretta dal Maestro Giorgio Loiodice. Ringraziamo Antonio Amenduni, Vincenzo Jurilli, Evaristo Pancaldi, Amedeo Vella, Nino Ippolito, Angelo Lamanna, Luigi Cirenei, Gennaro Sibilano, Luigi Ingo, Enrico Petrella, Pasquale Quatrano, Evaristo Pancaldi, Antonio Albanese, Antonio Cece, Roberto Bartolucci, Giovanni Picca, Giuseppe Bellissario, Pasquale Vilella, Raffaelle Miglietta, compositori di alcuni dei brani presenti nella pagina.
FOTO GALLERY
















































Un sentito ringraziamento a Elisa Arbore per le foto dei riti della Settimana Santa a Corato, che catturano l’essenza di questa tradizione e arricchiscono il nostro sito.
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